Pesonaggi illustri

 

Giuseppe Firrao il Giovane

Un cardinale fagnanese

E’ davvero difficile, soprattutto se consideriamo gli avvenimenti e gli sconvolgimenti sociali, economici e politici che si sono sviluppati nel periodo storico tra la prima metà del XVIII e l’inizio del XIX secolo, ripercorrere le tappe dell’esistenza di una figura mai considerata a Fagnano Castello. Proprio in occasione del 182° anniversario della sua morte l’intento è di ridare un’immagine a Giuseppe Firrao, i cui natali onorano la Terra di Fagnano in Calabria Citra, Diocesi di San Marco, dove l’illustre cardinale nasce il 20 luglio 1736, nel palazzo feudale che si affaccia nell’odierna piazza Alfonso Splendore, da Pier Maria Firrao principe di Sant’Agata e Luzzi, barone di Fagnano e da Livia Grillo di Agapito, duchessa di Mondragone e contessa di Carinola. Fratello di Tommaso Firrao, vicerè e capitan generale di Sicilia nel 1798, nipote del cardinale Giuseppe Firrao il Vecchio (1669-1744). I Firrao, di origine Normanna, tennero il feudo di Fagnano dal 1622 al 1806. 
Giuseppe, bambino vivace e dotato di animata fantasia, fin da piccolo mostra ingegno e intelligenza superiore alla sua età, doti che indussero il sovrano genitore, a far si che fosse allevato con fede cristiana e nobile educazione; infatti, dopo aver compiuto i primi studi a Napoli, luogo d’origine del suo casato, dispose che la sua formazione continuasse nel collegio Nazareno dei Padri Scolopi a Roma, che per la avvedutezza di chi lo dirigeva e la fama di erudizione dei suoi professori raccoglieva nobili allievi anche di terre lontane. La scelta del Principe di Luzzi di mandare nella città eterna il proprio figlio fu anche suffragata dalla presenza dello zio Cardinale Giuseppe Firrao che per il suo talento e le spiccate doti di politico esercitava la carica di Segretario di Stato, potendo il tal modo vigilare nello studio di suo nipote. 
Il 25 aprile 1756 presso l’Università la Sapienza conseguì il dottorato in utroque iure, sia di diritto canonico che civile e completò la sua formazione giuridica accanto agli avvocati Gennaro De Simone e Nicola Sala. 
Nel 1759, abbracciata la vita clericale ed eletto Papa Clemente XIII, venne nominato suo cameriere segreto soprannumerario e referendario del Tribunale della Segnatura Apostolica e  appena ventitreenne  ablegato apostolico per portare, a suo nome, al serenissimo Doge di Venezia Francesco Loredan, la rosa d’oro. Questo compito, infatti, era affidato abitualmente a distinti personaggi  che porgevano la rosa, benedetta dal Papa, a Re e Principi quali testimoni di particolari benevolenze.  Successivamente dal  novembre del 1761 fu  vice legato in Romagna, incarico che mantiene fino al 1766 quando venne  nominato relatore della Sacra Consulta. 
Intraprende la carriera prelatizia ricevendo il suddiaconato nel 1775 e in seguito venne aggregato tra gli addetti alle sagre congregazioni dell’immunità ecclesiastiche e della reverenda fabbrica di S. Pietro. Divenne decano della consulta e più volte fece le veci di segretario.  Il 16 marzo 1782 fu ordinato sacerdote all’età di quarantasei anni. Il Cardinale Casali diacono della insigne chiesa di S. Maria ad Martires, lo nominò suo vicario. L’esperienza acquisita durante la sua carriera prelatizia, la qualità oratoria, la saggia politica nella gestione delle amministrazioni indussero Pio VI, nello stesso anno, a consacrarlo arcivescovo di Petra in Palestina in partibus e Nunzio Apostolico a Venezia. Nel 1795, richiamato a Roma dal pontefice, fu eletto segretario dei Vescovi e Regolari; sarebbe stato promosso a cardinale se, la guerra scoppiata in tutta Europa,  avesse risparmiato Papa Pio VI, che deposto dal trono e condotto prigioniero in Francia, cessò di vivere per le sofferenze e i disagi impedendone, pertanto, la nomina. 
Ritornata la pace e con l’elezione a Venezia di Papa Pio VII, fu da questo nominato, tra i primi,  cardinale presbitero nel Concistoro del 23 febbraio 1801 nel palazzo del Quirinale, conferendogli per titolo la chiesa di S. Eusebio. Fu Camerlengo del Sacro Collegio dei Cardinali dal 29 marzo 1802 al 1803. 
In seguito si trasferisce a Napoli nel palazzo Firrao in via Costantinopoli. 
Sebbene sia giunto ad essere primo cardinale prete, la scelta di dimorare quasi sempre nella città partenopea, lo privò del titolo di S. Lorenzo in Lucina, riconoscimento che veniva dato ai cardinali primi dell’ordine presbiterali.
Nel 1807, durante il regno di Giuseppe Napoleone re di Napoli e Sicilia, è nominato Grande Elemosiniere del re. 
Nel 1808, entrato a Napoli il re Gioacchino Murat, il Cardinale Firrao gli diede la sacra benedizione nella chiesa dello Spirito Santo, sostituendosi al titolare della sede metropolitana della città, Cardinale Luigi Ruffo che era stato espulso da Napoleone nel 1806. Nello stesso anno Murat gli confermò il titolo di Elemosiniere. 
Dopo la caduta dei francesi e la salita al trono di Ferdinando I, partecipa all’età di 84 anni come deputato all’inaugurazione del parlamento del Regno delle Due Sicilie. 
Visse gli ultimi anni conducendo vita tranquilla e ritirata e lasciò Napoli solo per partecipare ai Conclavi del 1823 e 1829, in cui risultarono rispettivamente eletti Papa Leone XII e Papa Pio VIII.   
Morì nella propria abitazione di Napoli il 24 gennaio 1830 all’età di  94 anni. 

Da: IL TESORO DEI DUE MARI Anno III-N.6. del 6 Febbraio 2012
Articolo di Marcellino Gallo
 

Alfonso Splendore

Alfonso Splendore Microbiologo Calabrese

Alfonso Splendore nacque a Fagnano Castello (CS) il 25 aprile 1871 da Luigi e da Gaetana Gallo, fratello di Achille, ricercatore fra i più autorevoli nel campo della tabacchicoltura. Studiò a Fagnano, Cosenza, Napoli e Roma ove si laureò con lode in Medicina e Chirurgia il 24 luglio 1897, discutendo una tesi, su Come si difendono gli organismi mono e pluricellulari (animali e vegetali) dagli agenti deleteri, oggetto in seguito di pubblicazione. Rimase come coadiutore nell'Istituto di Igiene apprendendo dai maestri Celli, Fermi e Grassi le tecniche batteriologiche e parassitologiche dandosi così la ‘forma mentis’ del ricercatore.
Nel 1899, attratto dalla patologia tropicale, si trasferì in Brasile iniziando subito i suoi studi sulla patologia locale, allora poco nota, ed esercitando anche la professione medica. Per l'esercizio di questa attività, aveva ottenuto l’abilitazione dalla Facoltà di Medicina di Rio de Janeiro solo in virtù delle sue opere e quindi senza la necessità di sottoporsi a nuovi esami, come invece l'ordinamento esigeva. Fu coadiutore del Prof. A. Lutz nell'Istituto Batteriologico di San Paolo e con lui pubblicò diversi lavori. Fondò il Laboratorio dell'Ospedale Umberto I e divenne Direttore del Laboratorio dell'Ospedale di Beneficenza Portoghese. Di questo periodo sono numerosi i suoi lavori, molti dei quali presentati successivamente in Congressi internazionali europei. Appartengono a questa produzione scientifica importanti studi che riguardano le Pebrine, le Sporotricosi, la Toxoplasmosi, le Blastomicosi, oltre ad altri sulla Buba, Miasi e Leishmaniosi.Nel 1907 presentò, al Congresso Medico Brasiliano di S. Paolo, il primo caso umano di Sporotricosi in Brasile, che aveva già osservato nel 1902 insieme a Lutz e successivamente descrisse un altro agente eziologico di questa malattia classificandolo come Sporotricum Asteroides.Nel 1908 scoprì che un'altra mosca dell'America del Sud, con proprietà antropofaghe, e precisamente la Sarcophaga lambens, era anche responsabile della trasmissione delle Miasi. Nello stesso anno constatò una strana epizoozia fra i conigli del suo laboratorio, nell' Ospedale Portoghese di S. Paolo, riuscendo in breve tempo ad individuare e descrivere l'agente patogeno in corpuscoli reniformi. In seguito, in una comunicazione alla Società Scientifica di S. Paolo nel luglio 1908, segnalò al mondo scientifico la sua scoperta, descrivendola come “Un nuovo protozoo parassita de' conigli incontrato nelle lesioni anatomiche d'una malattia che ricorda in molti punti il Kala-azar dell'uomo". Era la Toxoplasmosi e questa scoperta si sarebbe dimostrata importante, anche per la patologia umana in futuro. Ma già da allora Alfonso Splendore aveva intuito tale importanza, infatti, al I Congresso Internazionale di Patologia Comparata tenutosi a Parigi nel 1912 affermò: “... non dovremmo meravigliarci se questa malattia in un avvenire più o meno prossimo fosse riscontrata anche nell'uomo ... é dimostrato dalle nostre ricerche e dalle nostre considerazioni”. Molti anni dopo, secondo le sue previsioni la Toxoplasmosi veniva riscontrata nell'uomo e si giungeva poi a constatare che una altissima percentuale del genere umano era affetta da infezione toxoplasmica e che l'infezione contratta dalla donna durante la gravidanza poteva determinare la morte del feto, aborto e malformazioni. Dopo questi lavori ne realizzò altri sulla Blastomicosi sud--americana. Egli, infatti, descrisse questo tipo speciale di micosi osservata in Brasile, caratterizzando la sua localizzazione prevalentemente nella cavità orale e mostrando che l'agente eziologico era un fungo, lo Zimonema brasiliense. Le ricerche realizzate da Lutz e successivamente da Almeida hanno riconfermato la validità dei lavori di Splendore mantenendo la denominazione della specie dell'agente eziologico proprio in omaggio a quel suo lavoro precedente. Oggi l'agente eziologico della Blastomicosi sud-americana conosciuta anche come “Malattia di Lutz -Splendore-Almeida” é denominato Paracoccidioides brasiliense. Con i suoi lavori partecipò al VI Congresso brasiliano di medicina tenutosi a S. Paolo nel 1907 e al IV Congresso Medico Latino-¬Americano del 1909 a Rio de Janeiro. Nel 1911, per la prima volta, descrisse una nuova forma clinica di leishmaniosi riscontrata un anno prima in alcuni pazienti provenienti da una zona compresa fra lo stato di San Paolo e il Mato Grosso. Questa particolare forma di leishmaniosi, oltre a localizzarsi sulla cute con le tipiche lesioni del ”bottone d'oriente”, presentava una localizzazione sulle mucose della bocca e del naso prendendo forma di vegetazioni granulo-ulcerative. 
Nel 1912 ritornò in Italia. Da quell'anno e per tutta la sua permanenza in Italia fu docente di Batteriologia nell'Università di Roma e di Parma insegnando nella facoltà di Medicina Protozoologia e Microbiologia Tropicale. Pubblicò in questo periodo altri importanti lavori e partecipò a vari congressi europei fra i quali il VII Congresso Internazionale di Dermatologia e Sifilografia tenutosi a Roma nel 1912 e nello stesso anno al I Congresso Internazionale di Patologia Comparata di Parigi e al Congresso Internazionale di Medicina svoltosi a Londra nel 1913. Durante la I Guerra Mondiale una invasione di roditori in Puglia aveva quasi completamente distrutto il raccolto di cereali. I1 Ministero dell'Agricoltura affidò le ricerche al Prof. Splendore già ben noto per i suoi studi di zoopatologia, sulle arvicole responsabili di tanto danno. Anche questa volta le geniali doti del ricercatore ebbero completamente e rapidamente ragione della grave situazione. Splendore notò che vi erano numerose arvicole morte, sparse nei campi, e che le superstiti si cibavano dei corpi delle compagne morte. Un accurato esame, le esperienze e le ricerche di laboratorio permisero a Splendore di scoprire che la mortalità era dovuta ad una malattia provocata da un germe che individuò e denominò Bacterium Pitymysi; fu possibile così organizzare una efficacissima lotta biologica contro tali roditori. Fece catturare centinaia di arvicole, che portate in laboratorio, vennero inoculate con colture di Bacterium Pitymysi e successivamente liberate nei campi infestati. In tal modo la malattia, anche a causa del cannibalismo già constatato fra i roditori, si propagò rapidamente provocando una epizoozia mortale. Dopo alcuni anni le arvicole erano praticamente scomparse dalla Capitanata ed il raccolto cerealicolo degli anni successivi fu salvo.I lavori relativi a queste esperienze furono pubblicati a Roma dalla gloriosa Accademia dei Lincei. Nel 1920 pubblicò sugli “Annali d'Igiene” un altro lavoro Sui parassiti delle arvicole, nel quale si evidenzia il suo estro artistico nella perfezione dei disegni realizzati sui vari parassiti. Nello stesso anno ritornò in Brasile dove si stabilì definitivamente a S. Paolo. Nel 1925 ripetutamente invitato a reggere la cattedra di Microbiologia presso la facoltà di Medicina dell'Università di Bologna, rifiutò preferendo rimanere in Brasile. La scomparsa improvvisa e dolorosa del figlio Eduardo, le vicende politiche e sociali del Brasile, la morte del fratello Achille rallentarono il suo ritmo di lavoro. Ma Egli si prodigò sempre per la comunità italiana di S. Paolo che lo onorava e lo stimava come uno degli italiani più rappresentativi del Brasile. Era, intanto, divenuto socio delle principali accademie d'Europa e d'America, e onori e riconoscimenti gli venivano tributati in Italia e in Brasile, riconoscimenti ed onori che andavano all'uomo, allo scienziato al benefattore. In lui rimaneva forte il desiderio, che col passare degli anni diveniva sempre più vano, di rivedere la sua Patria, la sua terra di Calabria. Il protrarsi della seconda guerra mondiale, i suoi acciacchi, dovuti alla tarda età, resero irrealizzabile tale desiderio. Così si spegneva nella sua casa di S. Paolo, che aveva costruito con tanto amore ornandola di marmi, di mobili, di oggetti d'arte fatti giungere dall'Italia per vivere materialmente in mezzo a cose che parlavano della Patria lontana: era il 30 aprile 1953. Italiano, aveva onorato l'Italia; calabrese, aveva onorato la Calabria con le sue opere. Merita perciò che di lui perenne sia il ricordo nella terra natale, come un figlio fra i più illustri da additare alle generazioni che verranno. A San Paolo una via porta il suo nome “Rua Dr. Afonso Splendore Medico”.

Da:
ALFONSO SPLENDORE
NEL 125° ANNIVERSARIO DELLA SUA NASCITA
25 APRILE 1871- 25 APRILE 1996
Marcellino Gallo Aprile 1996

 

Eduardo Barone

Tra le non poche botteghe d’arte che sono sorte in Calabria nel corso del tempo, ad opera di singoli maestri, si segnala, per singolarità di metodo, quella fondata da Eduardo Barone a Fagnano Castello, nel 1920. In un periodo di cupa depressione, successivo alla Grande Guerra, che vedeva molti paesi dell’hinterland cosentino minati dalla fame e dalla povertà, oltre che immiseriti dall’emigrazione; Barone ebbe l’idea luminosa d’istituire nel suo paese una scuola d’arte che perseguisse essenzialmente un duplice obiettivo pedagogico: 
- togliere dalla strada numerosi ragazzi, esposti altrimenti ad un incerto avvenire;
- puntare su una loro formazione artistica, per introdurli nel mondo del lavoro.
L’esperimento ebbe sicuro successo; tanto da suscitare lusinghieri apprezzamenti anche da parte del Ministero dell’Educazione Nazionale, che v’intravide un modello di scuola da imitare. 
Nato a Fagnano Castello (CS), il 1° dicembre 1881, Eduardo Barone compì gli studi superiori tra Cosenza e Roma; dove subito si distinse per l’abilità nella lavorazione della creta, del legno e del ferro battuto; congiunta ad un’istintiva propensione all’insegnamento di tale arte. Tornato a Fagnano Castello, fu nominato Direttore Didattico della locale Scuola Elementare, che ancora oggi porta il suo nome. Ma volle, soprattutto, intraprendere quel suo particolare esperimento; che aveva, nella Calabria d’allora, aspetto pioneristico. Istituire, cioè, una sorta di scuola-laboratorio; dove gli alunni apprendessero, in un ambiente comunitario, una pronta manualità alla lavorazione dei materiali; guidata dallo studio dei modelli esemplari del passato; ed ispirata da un sicuro senso del gusto che lui sapeva abilmente insinuare nel temperamento degli alunni. 
Dopo la sua morte, avvenuta il 1° ottobre 1953, la Scuola d’Arte Barone proseguì ancora la sua attività. Ma oggi di questa valorosa iniziativa non resta più nulla; se non forse l’insegnamento pedagogico di cui fu portatrice: dai tratti ancora attuali.
Gli ambienti della scuola-laboratorio, compreso il giardino, avevano l’aspetto d’un immane atelier ottocentesco. Tutto ciò che si produceva, con le proprie mani, veniva poi raccolto ed esposto per formare singolari episodi d’arredamento interno. Così gli allievi vivevano quotidianamente tra gli oggetti d’arte che loro stessi creavano; ed imparavano a valutarne la possibilità d’adattamento agli spazi. “Fu un uomo al superlativo, con squisita sensibilità e superiore intuito, proprio delle anime che vivono intensamente il travaglio del problema educativo” disse d’Eduardo Barone il grande pedagogista Giuseppe Lombardo Radice; che fu tra i tanti che si recarono a Fagnano Castello a visitare la sua scuola.
Tra le produzioni della scuola, si segnalano raffinati pannelli in legno, scolpiti a mano, cinti da cornici elaborate; che riproducono temi e capolavori del passato. Come il ‘Cristo e la peccatrice’ o ‘L’Aurora’ ripresa da Guido Reni. Di fatto, come è stato giustamente osservato da Luigi Cordasco, Barone “non fu un genio creativo, la sua non fu arte con la “A” maiuscola; fu grande capacità artigianale di riprodurre nel legno, nella creta, nel ferro battuto, nella pittura, capolavori del Rinascimento; fu amorosa abilità nel mettere in luce doti naturali artistiche di giovani che conoscevano la misera vita dei vicoli in cui erano nati”.
E nel momento in cui in Europa le Scuole d’Arti e Mestieri invitavano a coniugare l’applicazione dell’arte anche agli oggetti d’uso domestico, Eduardo Barone insegnò ai suoi alunni di Fagnano Castello che tutto ciò che ci circonda e che riesce utile alla nostra vita quotidiana deve essere informato ad un sano criterio d’arte. Per vivere meglio la nostra vita e vivere meglio noi stessi.

Da:
Carlo Andreoli

 

Vincenzo Tarsitano

Insegnante e campione di scherma. Nacque il 2 marzo del 1907. A 16 anni lasciò Fagnano Castello per arruolarsi in Marina. Dal 1928 al 1931 frequentò la Scuola Magistrale di Scherma della Marina a La Spezia. Ottenuto il diploma di maestro di scherma e di educazione fisica insrgnò per sette anni all'Accademia navale di Livorno. Contemporaneamente affinò la sua tecnica di insegnamento presso il circolo Fides, diretto dal maestro Beppe Nadi. Nel 1938 fu destinato alla base militare di Shangai in Cina dove rimase fino al 1946. Dal 1949 al 1957 si trasferì con la famiglia in Turchia diventando maestro di scherma della federazione turca. Rientrò in Italia nel 1957. Insegnò per due anni al circolo di schera di Cosenza per, poi, trasferirsi in Svizzera. Ritornato in Italia insegnò a Pesaro, Venezia, Cremona e, nuovamente a Cosenza. Fu allenatore della Squadra nazionale di scherma e lasciò un libro intitolato: "La scherma italiana - aspetti tecnici della sua decandenza e dalla sua possibile rinascita". Come campione e cultore di questo nobile sport si ricordano i suoi più significativi successi: primo classificato, per tre anni consecutivi, al Campionato di fioretto dei Maestri di scherma di Marina; primo classificato al Trofeo triennale 1964/66 del Campionato Nazionale Unuci (Unione nazionale ufficiali in congedo Italia) e Campionato italiano di fioretto riservato agli ufficiali delle forze Armate in servizio e in congedo; campione d'Europa dei Maestri di scherma e spada a squadre nel 1964 a Stoccarda. Trascorse gli ultimi quindici anni della sua vita a Fagnano Castello dove morì nel 1982. La palestra comunale del suo paese d'origine è stata a lui dedicata.